Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione. Clicca su Informativa cookies per approfondire.

Pietro Fragiacomo

Fragiacomo Pietro

Trieste 1856 / Venezia 1922

Pittore
Biografia

da A. M. Comanducci ediz 1962
Nato a Trieste il 14 agosto 1856 morto a Venezia, dove era vissuto ed aveva esplicato intera la sua attività, il 18 maggio 1922. Di umili origini, suo padre era un cuoco, dopo aver lavorato come falegname tornitore e fabbro, a venti anni, rimasto disoccupato, si iscrisse all'Accademia di Venezia. Diventò ben presto grande amico di Giacomo Favretto e di Ettore Tito, ma dalla comunanza spirituale e di lavoro con essi la sua arte non risentì alcuna influenza. Espose per la prima volta, a Torino, nel 1880, un quadro di genere, "Un curioso accidente". Da allora portò al giudizio del pubblico: nel 1882, a Milano, una "Marina"; nel 1883, a Roma, "I noci", oggi a Milano nella raccolta del comm. Renato Angelici; nel 1887, alla Biennale Veneziana, "Il silenzio"; "La laguna"; "La sera" e "Case di pescatori", che attrassero vivamente l'attenzione degli intenditori. Infatti, nel 1891 egli ebbe un primo riconoscimento con la assegnazione del premio Principe Umberto per il quadro "Pace", che fu acquistato da Re Umberto, un altro quadro "D'inverno", fu acquistato per la Galleria d'Arte Moderna di Roma. Poi, alla Biennale Veneziana del 1895 espose "Un saluto" e "Tristezza", che attualmente trovasi nel Museo di Berlino; a quella del 1907, "Calma crepuscolare" e "Al vento", conservato nella Galleria d'Arte Moderna di Venezia, dove pure si trova Piazza San Marco esposto alla Biennale nell'anno 1899. Nel 1901 l'infaticabile pittore espose "Al mare"; "Torrente" e "Le rondini"; nel 1910 "La campana della sera", ora nel Museo Revoltella di Trieste; e "Scirocco", di proprietà del barone sen. Treves de' Bonfili, e nel 1914 vinse il concorso Ussi. Durante la guerra, per una cappella mortuaria sul Palgrande in Carnia, dipinse una "Madonna della neve" e, quantunque sessantenne, volle portarla lui stesso su quel monte tormentato. Nel 1924, a due anni dalla morte dell'artista, fu ordinata a Venezia una mostra delle sue opere, e furono riuniti così ben 100 dipinti, che dimostrarono la bella attività del modesto pittore triestino; il quale, sincero e probo nella vita come nell'arte, mai si scostò dai suoi prediletti paesaggi, che ritrasse con amore di poeta, rendendone in modo profondo e squisito il silenzio, la solitudine, la pace. Oltre i lavori già indicati, si rammentano di lui: "Afa", di proprietà reale, "Le armonie del silenzio", acquistato dal Municipio di Firenze; "Canale di Santa Maria"; "La stazione del vaporetto", "Sul molo"; "San Marco"; "Valle di Cadore"; "Canale della Giudecca"; "Barca"; "Canale a Chioggia"; "Riposo", nella Galleria d'Arte Moderna di Roma; "Laguna" (bozzetto), in quella di Milano; "Nella Laguna", nella raccolta del commendatore Lorenzo Delleani di Carignano, "Il canale di Santa Maria", in quella dell'ing. E. Norsi di Torino.

La Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza conserva i suoi dipinti I pioppi, Tramonto sereno, Canale con ponte a Venezia, Barche da pesca sulla laguna e Mattino d'estate sulla laguna.




da Le Biennali di Venezia - Esposizione 1895, 1897 e 1901
Paesista e marinista, pieno di poesia, nato a Trieste il 14 Agosto 1856, vive a Venezia.
Studiò un anno soltanto (1877) all'Accademia veneziana, si affermò vittoriosamente all'Esposizione di Venezia del 1887 «Pescatori», «Silenzio», «Sera», «Laguna», «Case di pescatori» e in quella di Milano del 1891.
Le scene peschereccie dell'Adriatico, i mobili spettacoli della laguna, hanno in lui un interprete poeticamente fedele.
Il suo quadro «Tristezza» fu premiato nel 1895 a Venezia e ripremiato a Berlino l'anno appresso.
Nel 1897 presentava alla seconda internazionale la marina «Al vento» che fu acquistata per la Galleria d'Arte moderna in Venezia; nel 1899 «Piazza S. Marco», che appartiene pure alla nostra Galleria.



da Le Biennali di Venezia - Esposizione 1910
Mostra individuale
di Vittorio Pica (Emporium  1905)
Nato a Trieste il 14 Agosto 1856 da genitori piranesi, Pietro Fragiacomo si recò ad otto anni, insieme con la famiglia, a Venezia, per non lasciarla più che a brevi intervalli; sicché a buon diritto viene considerato generalmente come un figlio della nobile e poetica Città della laguna, che egli, del resto, ama come una seconda patria.
Giovinotto, dopo avere compiuto gli studi elementari e tecnici, entrò, per compiacere al padre suo, che aveva intenzione di fare di lui un meccanico, in una fabbrica di macchine di Treviso.
Da principio ne frequentò come operaio le officine di fabbro e di tornitore e poi venne assunto come disegnatore, ma una questione insorta fra lui e il capo del suo ufficio si inacerbì presto in modo tale ch'egli fu obbligato ad abbandonare il posto ed a ritornarsene a Venezia.
Fu allora che, in attesa di trovare un altro impiego, si fece alunno dell'Accademia di Belle Arti, sia per avere un'occupazione, sia per l'amore vivissimo che aveva segretamente sempre nutrito per l'arte.
Avvenne cosi che un destino propizio lo avviò per la strada che aveva sempre sognato di percorrere e che non doveva in seguito mai più abbandonare.
Malgrado l'indole sua mite ed arrendevole, il Fragiacomo non si sentì soddisfatto dell'insegnamento accademico, e, poiché alla dolcezza del carattere egli accoppia una non comune pertinacia di propositi, abbandonò dopo un anno la scuola e si dette a studiare da solo, con fervore grande.
Incoraggiato e consigliato da Giacomo Favretto, che si era interessato molto alle sue prime prove scolastiche ed aveva preso a benvolerlo, disegnando e dipingendo costantemente dal vero, vivendo in una continua altalena di speranze e di delusioni, progredì in modo tale che nel 1880, dopo tre anni soltanto di studi, incominciò ad esporre.
I primi quadri, non abbastanza significativi e sicuri, passarono, a dir il vero, inosservati, ma egli non si scoraggiò puntò ed il successo pieno ed incontrastato gli sorrise alla Mostra nazionale di Venezia del 1887, in cui espose due quadri assai belli, "Silenzio" e "In Laguna", e poi ancora ed in forma più spiccata ed evidente alla Triennale di Milano del 1891, ove aveva mandato altri due paesaggi, dei quali l'uno, "D'inverno", fu acquistato per la Galleria d'arte moderna di Roma, ed all'altro, "Pace", venne assegnato il premio Principe Umberto....
Il mare, qualche cantuccio di laguna, alcuni aspetti di Venezia, varie scene delle campagne e delle colline di quella Trieste a cui con tenerezza filiale il pittore riede ogni anno per un mese o due: ecco le facce della natura e dell'opera dell'uomo che ritornano di continuo sotto i pennelli di Pietro Fragiacomo, il quale, cedendo all'intima sognatrice mestizia dell'animo suo, ama raffigurarli sotto le raffiche del vento o dietro i veli della nebbia e della pioggia, ingiallite e rattristate dall'autunno precipitante nell'inverno o pallidamente illuminate dal sole che scende all'orizzonte.
Questi temi di marinista e di paesista ci appaiono, sotto i più vaghi aspetti e con rara intensità suggestiva in "Plenilunio", "Campana della sera", "Calma crepuscolare", "Al vento", "Alba", "Quiete", "Ritorno dalla pesca", "Mare", "Il sonno"; "Tramonto triste", "Riposo", "Glicinia", "Stagno", "Torrente". "Le rondini" e altre dieci o quindici sue tele, di cui grato e rimasto il ricordo a coloro che hanno visitato le Mostre artistiche di Venezia, di Firenze; di Roma, di Torino, di Milano, di Berlino e di Monaco di quest'ultimo decennio.
Fra esse, particolarmente efficaci e significative mi sembrano "Ultimo saluto", in cui sulle molli onde del mare, accese di riflessi aureo-rossigni dal tramonto, una nave da pesca, sollevata l'ancora ed aperte al vento le ampie vele, si distacca, col tenero saluto dei nocchieri, dalla spiaggia; "Tristezza", diventata proprietà del Museo artistico di Berlino, in cui a mezza-costa di una collina scorgesi, nelle prime ore della sera, un'unica solitaria casetta, dal tetto della quale elevasi una sottile colonna di fumo; "Silenzio", una minuscola tela d'intonazione finemente grigia, che, col suo argenteo effetto di luce lunare, filtrante tra le nubi per ripercuotersi nel sottostante specchio d'acqua, può proprio considerarsi come un piccolo gioiello pittorico; e finalmente ed in ispecie "Piazza. S. Marco", che può ammirarsi, insieme cogli altri tre pregevolissimi suoi quadri "Tramonto triste", "Le rondini" ed "Al vento", nella Galleria d'arte moderna di Venezia ed in cui è evocata, con tanta squisita delicatezza di pennello, la visione caratteristicamente fantasiosa della bellissima piazza dietro il velo bigiastro d'una giornata piovosa....


da Le Biennali di Venezia - Esposizione 1924

di Ugo Ojetti
Pietro Fragiacomo (1856-1922) è stato uno degli ultimi paesisti italiani: Giovanni Fattori, Nino Costa, Antonio Fontanesi, Filippo Carcano, Giovanni Segantini, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Lorenzo Delleani, Guglielmo Ciardi, Fragiacomo.
Per ora l'epoca dei paesisti è chiusa: dei grandi paesisti come John Constable, William Turner, Jean Baptiste Camille Corot che mettevano nel paesaggio la nostalgia dell'infinito.
I migliori dei giovani sono tutti volti a dipingere, bene o male, figure.
Chi ancora dipinge un paese, ne fa il fondo d'un quadro di figure, come a dire, l'accompagnamento al canto d'una voce spiegata; ovvero tratta il paesaggio quasi fosse un corpo umano e ne cerca la struttura e la composizione, così che, alla fine, senz'aria e senza sole, esso pare scomponibile come un giocattolo di legno o di cartone.
L'uomo è tornato alla ribalta, re o tenore vestito da re.
Il buon paesista è invece un uomo modesto e silenzioso che stima l'uomo, come le piante, le bestie, le acque, le pietre, un semplice oggetto, una pura occasione di colore e di riflesso, simile alle cose, cosa minima e passeggiera egli stesso, avvolto con le pietre e le piante dal medesimo sole. E' questa la divina modestia dei panteisti.
Tra i nostri paesisti vi furono i prosatori come Carcano, Fattori, Delleani, e vi furono i poeti. Pietro Fragiacomo fu un poeta elegiaco. Non dipinse che il silenzio, la solitudine, la pace.
I suoi quadri più memorabili sono visioni di crepuscolo quando la terra o la marina s'impallidiscono dietro un velo di nebbia, diresti, sospirando.
Chi ha conosciuto Fragiacomo, sa quanto egli sia stato sincero in questa sua poesia fatta di serena bontà e di nobile tristezza.
La sua voce, il suo gesto, lo sguardo lento che diceva più di quel che parole e gesti dicessero, la sua vita schiva d'onori e di romori, nascosta nel santuario della piccola famiglia, tutto corrispondeva a ciò che i suoi paesaggi l'avevano rivelato di lui.
Sentivi che voleva confidartisi e che non poteva. Che t'avrebbe detto? La sua ansia perché ancora il cielo del dipinto cui allora attendeva, non s'intonava col mare? Perché ancora quell'ultimo bagliore di tramonto sulle case lontane non s'accordava alla musica e alla cadenza che gli si era modulata nel cuore quando prima aveva scoperto o inventato quel «motivo» Quelle erano le sue pene.
Da quelle lotte era scandita la sua vita tranquilla e discreta, nella sua casa silenziosa di là dal canale della Giudecca.
Forse un'eco della sua prima faticosa gioventù d'operaio venuto all'arte tardi, sui ventidue anni, risuonò cosi, malinconica, su tutta la sua vita d'artista.
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù. E' un verso di Sergio Corazzini.
Tra Pietro Fragiacomo e i poeti che furono detti crepuscolari (e tra essi, cogli anni, entrerà anche il Pascoli più sincero e migliore) v'è una rispondenza che nessuno ha rivelata perché da noi la letteratura ignora l'arte e l'arte la letteratura. Quel verso io l'inciderei sulla tomba di Pietro Fragiacomo.
Era nato a Trieste nel 1856. Visse e morì a Venezia, e Venezia fu veramente la patria dell'anima sua.
In piena guerra me lo vidi un giorno arrivare in Friuli con un piccolo quadro sotto il braccio, sopra uno sfondo di montagna nevosa, una Madonna vestita di bianco, ammantata di rosso, alzava con le due mani una corona di verde alloro quasi a posarla sul capo d'un invisibile eroe.
L'aveva dipinta per una cappella di soldati sul Palgrande nell'alta Carnia, e lui triestino la portava da sè lassù come un voto. È che io sappia, la sola figura dipinta da Pietro Fragiacomo.

Bibliografia

A.M. Comanducci - Pittori italiani dell'Ottocento - Milano 1934
A.M. Comanducci - Dizionario illustrato pittori e incisori italiani moderni - II ediz. Milano 1945
A.M. Comanducci - Dizionario illustrato pittori e incisori italiani moderni e contemporanei - III ediz. Milano 1962

V. Pica - Pietro Fragiacomo - Bergamo 1913

U. Ojetti - Ritratti di artisti italiani - Milano 1911

Thieme Becker  - Kunstlerlex - 1916

Natura ed Arte - 1895

Vita d'Arte - 1913

The Studio - 1900


Opere dell'autore Pietro Fragiacomo



 

Vuoi vendere un'opera di Pietro Fragiacomo?

 

Vuoi comprare un'opera di Pietro Fragiacomo?

 

utilizza l'apposito modulo di contatto qui sotto


Puoi caricare delle immagini da allegare al messaggio:

Seleziona immagine n.1
Seleziona immagine n.2
Seleziona immagine n.3