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Cleopatra

Balzico Alfonso (Cava de' Tirreni - Salerno 1825 / Roma 1901)

Tecnica: Bronzo
Misure: 18cm

Dimensioni:  H 18, P 10, L 24 cm
Bozzetto per la scultura in marmo "Cleopatra" nella collezione della GNAM

Opera esposta alla mostra "Il Bello o il Vero" presso il Complesso Monumentale San Domenico Maggiore a Napoli dal 30 ottobre 2014 al 31 gennaio 2015.


Alfonso Balzico

Balzico Alfonso

Balzico Alfonso (Cava de' Tirreni - Salerno 1825 / Roma 1901)

Scultore

da Angelo De Gubernatis - Dizionario degli Artisti Italiani viventi - 1889

Insigne scultore napoletano, nato a Cava dei Tirreni in provincia di Salerno. Dopo aver fatto buoni studii letterarii, esordì felicemente con la scuoltura in legno; incoraggiato dal magistrato De Stefani, si avviò alla scultura in marmo, alla quale si dedicò, dopo aver conseguita una pensione presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli; ottenne ben presto, nelle gare de' concorsi accademici, numerosi premii; e per un gruppo modellato in creta di "Procri morente nelle braccia di Cefalo", da lui presentato al Consiglio Provinciale di Salerno, dopo che aveva già vinto per esso, una medaglia d'argento a Napoli, ne ottenne un aumento di pensione. Oltre la pensione della sua provincia, il Balzico avendo pur vinta, per concorso, la pensione governativa con un bassorilievo rappresentante "L'Angelo che conduce San Pietro fuori detta prigione ed un soldato addormentato alla porta", bassorilievo che trovasi ora nella galleria dell'Accademia di Napoli, poté recarsi a proseguire i suoi studii a Roma. Quivi esegui, tra altri lavori, il "Flavio Gioia", il "Ritorno di Dina e Giacobbe", un colossale "San Giovanni Battista", la "Vergine della purità" e l'evangelico "Noli me tangere". Dopo avere compiuto un viaggio artistico per le principali città d'Italia, il Balzico fece ritorno a Napoli, ove, avendo aperto studio, vi modellò parecchie statue, tra le quali, per commissione del Re Vittorio Emanuele, "Ingenua"; la "Povera"; la "Vendetta"; la "Civetta"; per la città di Torino eseguì due grandiosi monumenti, cioè il monumento a "Massimo d'Azeglio", e il monumento equestre al "Duca Ferdinando di Genova", in cui con ardito connetto raffigura il principe sabaudo che tenta rizzarsi in piedi, mentre che, nella battaglia, gli cade sotto il cavallo ferito. Quando l'originalissimo gruppo equestre nel 1867 venne inaugurato a Torino, il Re Vittorio Emanuele consegnava soddisfatto, all'artista ardimentoso, una grande medaglia d'oro, sulla quale stava inscritto col nome del Re donatore, il nome dell'artista. Dopo quel lavoro eccezionale, il Balzico ebbe numerose commissioni e, tra l'altre, l'incarico de' busti del "Principe ereditario del Portogallo", del "Principe Napoleone", dell'ambasciatore "Nigra". Si ricorda pure, per la bellezza del nudo, una sua "Cleopatra", e, per la grazia e finitezza del disegno, alcuni modelli di figure in rilievo e ornati per monete e medaglie. Il Lessona nel "Volere è potere" segnala il Balzico tra gli italiani che, per forza della loro volontà, arrivarono ai più splendidi successi.



 

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