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Opere di questo autore


Giacomo Grosso

Grosso Giacomo

Cambiano - Torino 1860 / Torino 1938

Pittore
Biografia

da A. M. Comanducci
Nato a Cambiano (Torino) il 25 maggio 1860, morto a Torino il 15 gennaio 1938.
Dal padre era stato destinato alla carriera religiosa, ma era così forte in lui l'amore per l'arte che a 14 anni egli riuscì ad iscriversi all'Accademia Albertina, dove fu discepolo di Pier Celestino Gilardi e di Andrea Gastaldi.
Esordì nel 1882, partecipando alla Mostra della Promotrice di Torino col quadro "Il paggio".
L'anno successivo inviò a Milano "Cristo in Croce", e nel 1884, dopo un breve soggiorno a Roma, si ripresentò al pubblico torinese con la grande tela "La cella delle pazze", eseguita con due soli toni di bianco e nero, che ebbe grande successo e fu acquistata dal Municipio di Torino per quel Museo Civico.
Da quel momento la protezione e l'amicizia di ricchi torinesi gli aprirono la strada ad una rapida carriera durante la quale i successi si susseguirono.
Nel 1886 si recò a Parigi e Alberto Pasini lo presentò agli artisti francesi allora più in voga; poi a Londra conobbe Lawrence Alma Tadema.
In quello stesso anno eseguì il forte e serio "Ritratto del padre", che è ancor oggi giudicata una delle sue opere migliori.
Nel 1888 venne nominato insegnante all'Accademia di Torino.
Amato e molto apprezzato dalle più note personalità, ha prodotto soprattutto un gran numero di ritratti.
La sua pittura è elegante e robusta nel disegno, cordiale, esuberante nel colore, sia nel ritratto che nel paesaggio e nella natura morta.
Opere principali: "Autoritratto", nella Galleria degli Uffizi a Firenze; "Ritratto in grigio", acquistato dalla Regina Madre nel 1894; "Ritratto della Signora Oytana", che vinse il premio degli artisti a Firenze nel 1897 e una medaglia d'oro al Salone di Parigi l'anno successivo; quello di "Virginia Reyter", premiato con medaglia d'oro a Monaco di Baviera nel 1889; i "Ritratti del Re e della Regina", ordinatigli da Vittorio Emanuele III, per essere donati al Presidente della Repubblica Francese Loubet.
Il "Ritratto della Principessa Laetitia", conservato nel Museo Revoltella di Trieste; quello della "signora Giordano"; della "Marchesa Spirolla"; di "Conchita Supervia"; di "Donna Lina Ponti"; del "Conte Salvadori"; del "maestro Toscanini"; del "Conte Cesare Salvadon"; del "maestro Puccini"; degli "Onorevoli Benni ed Olivetti" e di "S. S. Papa Benedetto XV", conservato nel Museo del Vaticano.
Le sue opere sono collocate nelle principali gallerie italiane e in raccolte private anche all'estero.
Si citano ancora: "Sacra Famiglia", premiata al Salone di Parigi nel 1903; "Armonie interrotte", proprietà del banchiere Colonna di Torino e "Supremo convegno", che esposta a Venezia nel 1895, sollevò l'ammirazione stupita da una parte, clamori e dissensi dall'altra, ma che uscì, difesa da Antonio Fogazzaro, dall'accusa di opera immorale.
Questa tela, acquistata da un americano, andò distrutta durante l'incendio del castello dove era stata collocata.
 
Il suo dipinto Ritratto di signora è oggi conservato presso la Galleria d'Arte Moderna di Genova, mentre la Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza ha nelle sue collezioni il dipinto Stagno a Morestel.

da Le Biennali di Venezia - Esposizione 1895 e 1897
Nato a Cambiano (Piemonte) nel 1860, vive a Torino.
Fu allievo dell'Accademia Albertina fino al 1884, e dal 1889 vi è professore di disegno.
A Torino nel 1884 espose otto quadri, fra i quali fu specialmente notato e ammirato: «La cella delle pazze». A Venezia nel 1887 mandò «L'inverno a Torino». Una delle opere più attraenti della Mostra di Milano (1894) era il suo «Ritratto di Signora in grigio».
Lunghe e fiere polemiche destò il «Supremo Convegno», esposto a Venezia nel 1895.



da Le Biennali di Venezia - Esposizione 1912
Mostra individuale
di E. Ferrettini
All'Esposizione d'arte italiana, tenutasi nel 1884 in Torino, un vasto dipinto di una colorazione austera e di una drammaticità intensa richiamò l'attenzione sul nome di un giovane, che, appena ventiquattrenne, cominciava come a molti pittori - anche di valore - piacerebbe finire.
La tela inspirata alla "Storia di una capinera del Verga", rievocava un episodio doloroso di vita claustrale. E il giovane artista, che da un anno appena aveva lasciata la R. Accademia Albertina di belle arti, era Giacomo Grosso di Cambiano.
L'opera fu tosto acquistata dal Municipio di Torino, ed è oggi ornamento del suo Museo Civico d'Arte Moderna.
Da allora sono trascorsi ventotto anni e, in questo periodo di tempo e di attività instancabile, tutte quelle qualità, che nel primo saggio facevano presagire una magnifica tempra di pittore vennero svolgendosi e affinandosi e intensificandosi.
Non un momento di esitazione in questa figura equilibrata e sana di uomo e di artista; parve anzi a taluno che il Grosso troppo si lasciasse guidare dalla facilità del pennello, accontentandosi di raccogliere senza soverchio sforzo le gemme che la sua natura pronta e vivace di pittore gli faceva trovare lungo la via facile e luminosa.
Ma ciò non è, se anche talora l'affinarsi di alcune qualità appaia come travolto dalla foga superba del colorista e dalla facilità dell'esecuzione, così grande da rasentare qualche volta i caratteri dell'improvvisazione.
Giacomo Grosso non ha pretese di psicologo: la sua visione è pronta; potente la virtù di sintesi e di assimilazione.
Egli ha innato il senso del colore; l'anima sua è tutta vibrante di luce nella pienezza dei sensi.
Nelle carni nude e palpitanti, affondate nei velluti e nelle pellicce, è la gioia prorompente del vivere; nella non breve serie di ritratti, è la gioia intima del colore; nelle composizioni più vaste è la gioia gagliarda del movimento.
Ed ovunque dilagano quella serenità di spirito e quel senso largo e giocondo della vita, proprii di una gagliarda costituzione fisica.
A Giacomo Grosso sorrise sempre e meritatamente il successo. Al Salon di Parigi nel 1895, «il Ritratto in grigio» conseguì un premio; Monaco di Baviera e Vienna decretarono al Grosso la medaglia d'oro; nel 1895 a Venezia il «Supremo Convegno» vinse il premio per referendum popolare ed un altro premio - quello degli artisti - toccò al Grosso due anni dopo a Firenze.
La Galleria d'arte moderna in Roma possiede dell'Artista due ritratti assai significativi; le Gallerie di Venezia, di Trieste, di Torino e quella Reale di Capodimonte vantano altre opere dell'insigne pittore.




Lawrence Alma Tadema (bio)
Andrea Gastaldi (bio)
Pier Celestino Gilardi (bio)
Alberto Pasini (bio)



 

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