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Opere di questo autore


Domenico Morelli

Morelli Domenico

Napoli 1823 / Napoli 1901

Pittore, Incisore
Biografia

da A. M. Comanducci ediz. 1962
Nato a Napoli l'8 luglio 1823, mortovi il 13 agosto 1901.
Sua madre aveva deciso di farne un ecclesiastico; ma egli volle seguire la propria vocazione che lo spinse all'Accademia di Belle Arti dove ebbe i primi insegnamenti da Costanzo Angelini e Camillo Guerra.
Da loro fu iniziato verso quei principi di rigoroso accademismo, per il quale la pittura doveva essere studiata davanti alla statua greca o romana con scrupolosità anatomica.
Primi suoi saggi furono: "Davide che col suono dell'arpa calma le furie di Saulle" ed "Elia che rapito al Cielo lascia il mantello ad Eliseo", chiusi appunto nella fredda convenzione accademica, cosicché egli tentava sconfessarli nei suoi bozzetti nei quali dava libero sfogo al suo ardore.
Da questi passò poi a dichiararsi meglio nel quadro "L'angelo che conduce le anime nella barca", che ad un concorso accademico gli fruttò un premio con il quale potè concedersi una breve permanenza a Roma.
Durante questo suo laborioso periodo eseguì la "Madonna inginocchiata che culla il Bambino dormiente".
Verso il 1848 vinse il concorso per il Pensionato di Roma, rimanendo però a Napoli, a compiere gli studi e a combattere sulle barricate dove fu ferito e fatto prigioniero.
I suoi quadri di allora furono ispirati al Cristianesimo: "Un neofita pregante sulla tomba di una martire delle Catacombe"; "I martiri cristiani davanti al rogo" e "I martiri portati al Cielo".
Passò poi ai soggetti storici esordendo con "Cesare Borgia", al quale seguirono "I Vespri siciliani"; "Gli iconoclasti", che esposto a Firenze nel 1861 suscitò scalpore, assicurando al Morelli la notorietà.
Nominato professore all'Accademia di Napoli, insieme a Filippo Palizzi, esplicò tutte le sue vigorose energie in quella scuola, dalla quale uscì una numerosa schiera d'artisti valorosi.
Ma dopo alcun tempo questa carica venne da entrambi lasciata per dissensi avuti col Ministero.
In questo periodo dipinse: "Il conte Lara"; "Mattinata fiorentina ai tempi di Lorenzo de' Medici"; "Torquato Tasso" ed "Eleonora d'Este" considerata quest'ultima opera principale della serie.
Nominato insegnante nel Museo industriale di Napoli, vi eseguì le pitture per le maioliche che ricoprono la facciata del palazzo.
"L'Assunta" fu da lui eseguita a fresco nel 1869, nella Cappella del Palazzo Reale di Napoli; "Le tentazioni di Sant'Antonio" è una delle sue opere più celebri.
In continuo desiderio d'eseguire le cose con senso descrittivo e lirico, egli, a volte, creò un compromesso fra realtà e invenzione.
I suoi lavori, nel periodo finale non sono più nè accademici, nè romantici, nè sentimentali, ma sono soltanto un desiderio di superare la realtà.
In questi, i colori sono morbidi, diffusi e nuovi, e la luce gioca effetti piacevoli, decorativi.
Dipinti con questo spirito sono: "Cristo che passeggia sulle acque del mare"; "Cristo deposto dalla Croce"; "Gli amori degli Angeli"; "Et Angeli ministrabant ei".
Alcune altre opere della sua feconda produzione, collocate nelle principali Gallerie pubbliche di Roma, Napoli, Firenze, Milano e in raccolte private, sono: "I corsari"; "Ritratto di Pasquale Villari"; "I diversi episodi della vita di San Francesco"; "Ritratto della madre del pittore Bernardo Celentano"; "La moglie di Putifarre"; "Bagno pompeiano"; "Isabella Orsini Goldoni" e "Lucrezia" a freschi a Venezia; "Il profeta Elia"; "L'adultera"; "La regina Giovanna"; "I profughi di Aquileia"; "Monastero di San Paolo durante il sacco di Roma"; "Ritratto di Giacinto Gigante"; "Susanna al bagno"; "Re Lear"; "Janua Coeli"; "La donna dal ventaglio"; "Gesù deriso"; "Una via a Costantinopoli"; "Odalisca"; "Madonna della scala d'oro"; "Ritratto di Achille Carrillo"; "Ritratto della signora Teresa Maglione"; "Mater purissima"; "Gesù tentato"; "La Sulamite"; "Mascherina"; "Autoritratti".
Negli ultimi anni si dedicò con grande amore ai soggetti biblici, che già l'avevano interessato, per una pubblicazione della Sacra Bibbia edita ad Amsterdam per la quale era stato fatto un concorso fra i migliori artisti.
Egli riuscì il primo fra questi, raggiungendo elevate concezioni spirituali relative al poema religioso a lui così caro.
Incise poche acqueforti, gustose ed espressive.
Alla VI Quadriennale Romana (1952) è stato ricordato nella sezione Pitture Italiane della seconda metà dell'Ottocento con tre opere fra le più espressive.
 

da Le Biennali di Venezia - Esposizione 1895
Nato a Napoli nell'agosto del 1826.
Ed eccoci ora all'ardito innovatore meridionale, che l'Italia circonda di reverenza e d affetto.
Quando è nato il Senatore Domenico Morelli.
Egli stesso, scrive una sua grande ammiratrice, Helen Zimmern (in "The Art Journal" London 1885), non ricorda la data precisa; l'anno deve essere il 1826. Anche il Morelli, come tanti altri artisti famosi, è figlio del popolo e da ragazzo fece per qualche tempo il meccanico.
Nell'Accademia napoletana, ove i giovani dovevano piegarsi ad essere imitatori, servili, bigotti, fu considerato come un ribelle; ma intanto il suo ingegno esuberante si addestrava alle nuove prove dell'arte e si nutriva con la lettura dei grandi poeti.
Più tardi, a Roma, lavorò nello studio di Johann Friedrich Overbeck, il capo dei "nazzareni", all'influenza del quale si deve, forse, ch'egli abbia preso a trattare argomenti sacri.
Il Morelli irruppe nello scialbo campo dell'accademismo come un'abbagliante apparizione, e per opera sua la pittura storica si animò fervidamente di colore e di movimento umano; la pittura psicologica riuscì perfino a dar corpo ai fantasmi dello spirito; la pittura religiosa, smessi gli attributi convenzionali, assunse impronta di realtà storica.
Mentre oggi Fritz von Uhde fa rivivere Cristo fra noi, il Morelli trasporta noi accanto a Cristo, nell'ambiente in cui egli si mosse e operò, e ne racconta le opere secondo la lezione evangelica, «ma non più recitata, a "Canto fermo" dagli amboni delle basiliche e tra le cerimonie del rito» (in A. Rubbiani. Il tipo di Cristo, Bologna, Zanichelli, 1881).


da Le Biennali di Venezia - Esposizione 1901
di Primo Levi l'Italico
« - Don Bernadì, non dubitate, ve faccio a prospettiva....
- Tu che dici? mi fai tu la prospettiva ?»,
- Dummeneca, all'otto, aspettateme e nun dubitate
- Che ennima è questa? Chiarello ne sa più di tutti? - si diceva fra noi; ma non v'era altro scampo.
Alle otto in punto una scampanellata.
Spiando dalla fessura: Corri, io dico a lui, è Chiaretto con quel simpatico giovane Pensionato -
Tutti in furia all'uscio di scala.
La vista del Morelli ci commosse. Nostra madre, inteso il nome, gli strinse la mano, e muta, com'èlla sapeva, parlò da madre con gli occhi e col volto.
- E' dovere, rispose Morelli, l'abbiamo ricevuto dagli altri.
Nessuno sedette, e Morelli guardò ben bene, poi, precorrendo gli accenni di Bernardo, richiese un ago infilato che passò pel di dietro della tela al punto d'occhio, e così, parlando con lui che l'osservava attentamente, fissò in men che si direbbe con quel filo e il gesso la ricorrenza di quelle tre linee, e rivoltosi alla mamma, disse:
- E' fatto tutto.
Si figuri il resto.
- E del quadretto, professore, che ne dite ?
- Signora mia, fateglielo esporre, e andrà bene.»
Queste parole con cui il Luigi Celentano, preludiando alla pubblicazione delle lettere del fratello Bernardo Celentano, ne narrava le ansie, i timori, gli sconforti, il successo al primo passo da lui, sedicenne, mosso nell'arte con quel quadro sul "Conte di Caserta" che, ad evitare sospetti politici, fu dovuto intitolare "Un inutile pentimento", lumeggiano deliziosamente il concetto in cui gli era dai novelli tenuto a Napoli Domenico Morelli in quell'anno 1851, che vide la gloriosa affermazione napoletana.
Domenico Morelli non era ancora l'autore degli "Iconoclasti", che doveva trionfare nella Esposizione del 1855, ma era già stato salutato precursore colla "Borsa del Purgatorio", che oggi ancora non si può rivedere senza vivo fremito intellettuale; era pei giovani, lui giovane, il maestro dello spirito, il novatore della tecnica, il mistero luminoso di quell'avvenire ch'ei lasciava intravedere con la parola prima di segnarlo con le opere.
E oggi ancora par di vederlo, sicuro e cosciente e splendente, raffigurato in quel "Cristo sulle acque", che doveva più tardi riuscire una delle strofe più attraenti e persuasive della leggenda evangelista, da lui evocata e rimodernata con l'acume del filosofo, con l'estro del poeta.
Ma non deve far meraviglia che, ancora quattro anni dopo l'esordire di Bernardo Celentano, mentre Francesco Saverio Altamura era rifugiato a Firenze, e Achille Vertunni era già andato ad attingere a Roma la solennità di quell'arte sua in cui natura e storia e filosofia della storia dovevan presto fondersi, eloquentemente, e  Filippo Palizzi, incominciava appena a far riconoscere la sovranità del vero nella pittura di paese, ancora nel 1885 appunto, l'ambiente artistico napoletano fosse tale da fare apparire come un grande ardimento i contrasti di toni e di rapporti cromatici, che fecero del martirio del monaco pittore, così inteso da Morelli nei tipi e nel colore, la sveglia rivoluzionaria dell'arte italiana.
Nè una tale rivoluzione doveva attraversare prove men dure e men lunghe della rivoluzione politica, per giungere al sospirato trionfo.
Ancora nel 1872, quando Morelli, già circonfuso di gloria, compariva alla prima Esposizione Nazionale di Milano con la "Madonna", con "La imbalsamazione di Cristo", col "Ritratto del giovane Vonwiller", invano si batterono i giovani perch'ègli vi venisse degnamente onorato.
Eppure, già si era svolta, dal "Lara al Tasso", la collana di quei quadri storici, che rimarranno ad attestare, meglio ancora del progresso pittorico, l'indirizzo spirituale di tutto un periodo, e già la mente acuta e profonda che aveva approfondito i secreti della tecnica, e si era adorna di una non superficiale cultura, aveva aperto l'ali a più alto volo, allargando i confini della inspirazione, sino ad accostarla alla divinità umanizzata.
E un tale ricordo non è inopportuno, poichè esso basterebbe a dimostrare che l'influenza di Domenico Morelli non si limitò nè a Napoli, nè a Roma, ma si esercitò anche in quella di Milano che doveva d'allora appunto divenire il centro del nuovo movimento pittorico, e dove - per quanto non tutto si conoscesse di essi - si giurava dai giovani nel nome di Morelli e di Palizzi, e si finiva col vincere in virtù di quei principi che in essi si vedevano rappresentati.
Direi anzi che più feconda e benefica che a Roma ed a Napoli si esercitò l'influenza di Morelli nel resto d'Italia, perchè costituita più di esempi pratici che di suggestione personale.
A Milano nel 1872 non si poteva, come a Napoli nel 1855, dare un nome alle figure degli "Iconoclasti", come non vi si era potuto, ne vi si potè poi, aspirare dalla viva voce del Maestro altrettanto timore, altrettanto sconforto, che reverenza; ma bene si riconosceva la virtù di quel vero, di quel sapere, che erano in si patente contraddizione con quanto formava ancora la delizia del pubblico e l'orgoglio dell'Accademia e le risorse dei mestieranti.
Ora, è dovere di lealtà e di riconoscenza il rilevare questo carattere assolutamente nazionale, non regionale, della influenza da Morelli esercitata sull'arte nuova, sia con la sincera maestria della sua tecnica, sia con l'insegnamento della evoluzione intellettuale.
E, se con quella tecnica Morelli suscita ancora l'ammirazione, pure in un momento artistico come il nostro in cui le ricerche cromatiche si moltiplicano, si succedono, si contraddicono, e rimane sempre d'attualità il pittore che sino dal 1855 vedeva nel colore il problema della luce, egli esce per questa evoluzione dal campo relativamente ristretto dell'arte grafica in sé stessa, per aver posto in quello più vasto e ancor più nobile dei pensatori, che vivono la vita del loro tempo e preludiano insieme al futuro, collegando l'arte ad essi esercitata a tutte le altre espressioni spirituali di un memento storico, la cui complessa fisionomia essi meglio contribuiscono a definire.
Questo non avrebbe potuto avvenire di Domenico Morelli se, sino dal primo affermarsi della sua individualità, egli che pure con giusto orgoglio può dire di dovere e fortuna e gloria a sé stesso, non avesse sentito, che le migliori attitudini naturali e i più esatti principi dell'arte possono bensì far di un uomo un pittore, ma non valgono da soli a far di un pittore un artista, senza il conforto di quello studio e la famigliarità con le altre espressioni dell'ingegno, e la considerazione psicologica della vita, che già fecero di Napoli, intorno a Morelli ed ai suoi coetanei, un centro si vibrante, si caldo, si mosso, di vita spirituale.
Verità questa che potrebbe essere oggi ricordata con frutto della giovane arte napoletana.

Bibliografia

A.M. Comanducci - Pittori italiani dell'Ottocento - Milano 1934
A.M. Comanducci - Dizionario illustrato pittori e incisori italiani moderni - II ediz. Milano 1945
A.M. Comanducci - Dizionario illustrato pittori e incisori italiani moderni e contemporanei - III ediz. Milano 1962
L. Servolini - Dizionario illustrato incisori italiani moderni e contemporanei - Milano 1955
L. Servolini - Incisione italiana di cinque secoli - Milano 1951
G. Ceci - Bibliografia per la storia delle arti figurative - Napoli 1937
Galletti e Camesasca - Enciclopedia della pittura italiana
Rocca - L'Arte moderna in Italia - 1883
Thieme Becker  - Kunstlerlex - 1931
C. Ratta - Acquafortisti italiani - Bologna 1929
A.M. Brizio - Ottocento Novecento - Torino 1944
A De Gubernatis - Dizionario artisti italiani viventi - 1889
A. Conti - Domenico Morelli - Milano 1927
A. Conti - Domenico Morelli - Napoli 1920
P. Levi - Domenico Morelli nella vita e nell'arte - Bergamo 1906
V. Spinazzola - Domenico Morelli - Roma 1926
V. Spinazzola - Domenico Morelli - Milano 1925
S. Di Giacomo - Domenico Morelli pittore - 1905
A. R. Villard - Domenico Morelli - 1865
V. Fontanarosa - Per Domenico Morelli - Napoli 1901
S. Cucinotta - Domenico Morelli - Messina 1902
F. Sapori - Domenico Morelli - Torino 1918
Celebrazione morelliana nella Reale Accademia di Belle Arti in Napoli - Napoli 1927
Atti della Reale Accademia di Archeologia, lettere e belle arti - 1902
Rassegna Nazionale - 1927
Rassegna della Istruzione artistica - Roma 1935
Emporium - 1901
Nuova Antologia - 1901/1906
The studio - 1902/ 1903

Catalogo I Esposizione Internazionale d'arte della Città di Venezia - 1895
Catalogo IV Esposizione Internazionale d'arte della Città di Venezia - 1901

Opere

Ritratto di Anna Maria Tiscornia vedova G.M.Repetto - Galleria di Arte Moderna di Genova

Seduzione - Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza

Cristo servito dagli angeli - Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza

Ritratto di Concettina - Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza

Figure sulla spiaggia - Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza

Allah,perdono! - Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza

Ginevra bacia Lancillotto - Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza

Casetta bianca - Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza

3 dipinti - Pinacoteca Corrado Giaquinto di Bari

 



 

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